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contatti
Jennifer Morellato (sales/press/PR/boutique)
jennifer@smateria.com
MP: (+855) 12647061
Elisa Lion (designer R/D)
elisa@smateria.com
MP: (+855) 12 869762
SHOP IN PHNOM PENH:
(+855) 023 211701
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il team
Sono persone arrivate in bottega con valigie di esperienze professionali e umane assolutamente diverse le une dalle altre. Ed è proprio questa diversità che costituisce la forza del team di Smateria. Grazie a queste persone il lavoro a Smateria diventa un’avventura quotidiana sempre ricca di imprevisti e di sorprese. Non ci si annoia mai. |
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plastica
In Cambogia esistono laghi, strade e prati fatti di buste di plastica. E’ su queste buste che lo sguardo di Elisa la creativa si è fissato cinque anni fa. Nel corso degli anni il laboratorio di lo staff di Smateria ha tagliato, scaldato e deformato questo materiale dando vita a borse, a bustine e a portafogli, neri come il petrolio, morbidi come la pelle, resistenti come solo la plastica puo’ essere.
Dal 2008 Jennifer ha creato, in collaborazione con l’associazione Ciai, un progetto di lavorazione della plastica ad Andong, una remota periferia di Phnom Penh fatta di baracche ed abitata da famiglie di sfollati che cercano giorno dopo giorno di rendere l’esistenza delle proprie famiglie un po’ piu vivibile.
(Il villaggio di Andong è nato nel 2007 quando il governo cambogiano ha deciso di « liberare » una parte della città per bonificare il terreno e trasformarlo in una zona edificabile da proporre a gente benestante. Le ventimila famiglie che hanno subito il trasferimento forzato dalle loro case ad Andong si sono ritrovate a vivere, all’inizio, su un terreno inondabile, privo di costruzioni e di acqua corrente. Troppo lontane dal loro luogo di lavoro, la maggior parte di queste persone ha perso il proprio lavoro. Fin dal principio alcune Ong sono intervenute ad Andong per cercare di migliorare le condizioni di vita di questa popolazione. Dal 2008, Smateria ha seguito il Ciai ad Andong e ha trasferito li’ il progetto della lavorazione della plastica.)
Per quasi un anno Lina, la decana e mano d’oro della bottega, ha insegnato ad un gruppo di donne e di uomini a tagliare e a lavorare con un filo di plastica.
Oggi lavorano per Smateria ad Andong una ventina di persone che si occupano magistralmente del reciclaggio delle buste e della loro trasformazione. Il personale di Smateria continua a seguire in loco la produzione e Jennifer si reca ad Andong con regolarità per mantenere i contatti con questa nuova realtà di Smateria. |
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la borse smateria rete, ricetta
Ingredienti:
- La rete, definita da noi « zanzariera » : in origine questa rete viene usata nei paesi asiatici per evitare la caduta dei detriti nei cantieri. La rete difettosa viene venduta nei mercati locali e diventa un utensile destinato agli usi piu svariati :a seccare il riso, a proteggere gli animali nelle stalle (ed è per questo che l’abbiamo chiamata « zanzariera »), come rete da pesca o come protezione laterale dei carretti degli ambulanti……
- Gli accessori : gli accessori sono scelti con cura per assicurare un prodotto di qualità : cerniere e accessori plastica ykk, accessori metallici di lunga durata…
- Gli interni : gli interni delle borse variano a seconda della disponibilità nel mercato locale. Sono sempre selezionati per assicurare un livello standard di qualità ma le variazioni di tono e di spessore non sono prevedibili.
Realizzazione : la borsa si costruisce mescolando il contrasto tra resistenza e leggerezza della zanzariera, giocando con strati di colori per gli sfondi, gettando pizzichi di design italiano alle forme e mescolando il tutto con mani sapienti di sarti cambogiani. |
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smoto
Numero di motoveicoli registrati in Cambogia nel 2009 : 790.000, il 79 per cento del totale dei veicoli in circolazione.
In Cambogia si naviga in fiumi di mezzi a due ruote che scorrono per le strade sormontati da più persone, da carichi incredibili di polli o di mobili o di specchi o di maiali ma anche di altre moto.
In Cambogia il trasporto pubblico urbano non esiste. L’auto costa troppo. Le famiglie sono numerose. Si parte così al lavoro o in vacanza o semplicemente per prendere un p¡ d’aria fresca a 3, 4 o 5 sulla moto, mamma papà bambini nonni e neonato. E la moto diventa uno degli oggetti piu’ preziosi per la sopravvivenza di una famiglia. Viene benedetta al tempio e protetta da un braccialettino rosso, lavata quasi tutti i giorni, parcheggiata in mezzo al salotto per evitare i furti di notte. Diventa ristorante ambulante assemblando un baracchino di vetro e ferro a lato, un tuk tuk per trasportare i passeggeri più benestanti, un traino per rimorchi con dimensioni allucinanti.
Deve essere bella e presentabile, sempre, quando se ne hanno le possibilità.
La moto in Cambogia è trasformista. Una cosa resta la stessa, per tutti : è fatta di una struttura, di un motore, di un manubrio e di una SELLA.
A Smateria ci siamo chiesti a lungo dove finissero le vecchie selle delle moto…ci abbiamo messo un po’ a trovarle…
Finiscono gettate ai bordi delle strade o in discarica. Nessuno le vuole e diventano un problema per i riparatori che non hanno tempo di portarle in discarica.
Il progetto della borsa Smoto è diventato realizzabile solo quest’anno, quando finalmente siamo riusciti a creare un canale regolare di reciclaggio di questo materiale. E siamo fieri di questo nuovo viaggio intrapreso : ogni oggetto che esce dalla produzione ci ricorda il quotidiano ronzio a due ruote che definisce il ritmo di questo paese. |
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chi siamo
La storia
Smateria è nata in Cambogia cinque anni fa dall’incontro di due persone, Elisa la creativa e Jennifer il suo alterego razionale, che hanno creduto in un sogno : poter creare accessori da materiali poveri o reciclati, giocando con la materia e con la sua trasformazione. Elisa , la padovana,è arrivata in Cambogia dalla Cina del business in cerca di nuove idee da utilizzare per se stessa. Un giorno ha trovato in un mercato un rotolo di rete da cantiere piena di difetti, ha inciampato su una busta nera di plastica uscendo dal mercato e, da quel momento la sua stanza da letto si è trasformata in una officina di ricerca.
La sua casa era diventata un magazzino di oggetti e ritagli e i suoi figli avevano ormai rinunciato all’idea di avere una stanza libera dove giocare. E per la fortuna della sua famiglia, Elisa ha incontrato Jennifer, la trentina, che ha visto qualcuno di questi esperimenti ed è partita in un baleno a registrare le carte per aprire una bottega artigiana. Jennifer abita in Cambogia da 9 anni con il suo compagno e si muove per le strade di Phnom Penh come se girasse per Riva del Garda. Per anni si è occupata della gestione di un tour operator italiano e ha voglia di creare un progetto per se stessa. Nasce cosi Smateria, dove Elisa con tre sarti puo finalmente liberare (piu o meno) la sua casa e realizzare il suo sogno di fare della creazione il proprio mestiere, protetta da Jennifer che al contempo cerca di montare un’azienda funzionante e di incanalare e razionalizzare le idee della sua socia. A distanza di 5 anni, Il sogno di Jennifer ed Elisa continua a respirare e a mutare di forme e di colori : Jennifer nel 2010, oltre ad occuparsi di tutta la gestione, ha aperto altri due negozi Smateria in Cambogia e si prepara a inaugurare il quarto, Elisa nel frattempo è tornata in Europa e gestisce la produzione, che ormai conta quasi 50 dipendenti, a distanza, continuando ad occuparsi della parte creativa e dello sviluppo del prodotto.
Da questa esperienza sia l’una che l’altra hanno imparato e continuano ad imparare ogni giorno lezioni preziose sulla produzione, sulla gestione e sulla cultura cambogiana: i loro insegnanti sono i tecnici e i cento collaboratori di Smateria, oggi attori professionisti in grado di gestire il ciclo aziendale senza nulla da invidiare ai manager stranieri. Il team di Smateria con tanto di cuffie e di webcam rappresenta la piu grande soddisfazione delle due socie italiane che camminano in questo mondo con la S davanti.
L’azienda
Smateria è una società profit che si sostiene esclusivamente grazie alla vendita dei propri prodotti. Se all’inizio del 2006 Smateria contava cinque dipendenti, oggi la bottega ospita 50 collaboratori e altri cinquanta lavorano all’esterno in piccole cellule familiari.
Le persone che lavorano a Smateria godono indistintamente di un regolare contratto redatto nel rispetto delle norme internazionali del lavoro.
La produzione di Smateria è composta per l’85 per cento da collaboratrici donne, perlopiu’ in giovane età. Smateria ha un angolo dedicato ai bimbi : una baby sitter si occupa dei piccoli e dei piu grandi per tutto l’orario di lavoro.
Smateria lavora indistintamente con persone abili e disabili.
Le cellule familiari che rappresentano la produzione esterna di Smateria sono state create nel tempo finanziando macchine da cucire e fornendo training alle famiglie degli stessi sarti o di loro parenti. La macchina da cucire come altri macchinari vengono forniti da Smateria e ripagati mensilmente ad interesse zero. Ad oggi Smateria ha finanziato oltre 40 macchine da cucire.
Smateria è cresciuta ed ha imparato a gestire un ciclo di produzione partecipando a numerosi training realizzati in collaborazione con GIPC, un progetto locale gestito da US Aids che offre formazione ad aziende manufatturiere.
Smateria gestisce diversi negozi monomarca in Cambogia. Tutti i negozi sono stati ideati da Elisa per la parte creativa e da Jennifer per l’allestimento. |
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smateria
Smateria non è solo riciclo. E’ ricerca del bello e del nuovo nei materiali più comuni e più scontati. E’ creazione che nasce da qualche cosa che esiste già. E’ un invito all’osservazione e alla fantasia. Smateria e’ trasformazione: qualunque materiale presente in natura puo essere visto, con altri occhi, in modo diverso. Se un cartone del latte puo trasformarsi in un’agenda e poi in una borsa allora significa che il valore di un oggetto dipende soprattutto dal potere della fantasia e non tanto dalla ricercatezza della materia prima.
Smateria è il tentativo di creare all’infinito partendo da cose quasi dimenticate. E’ un invito a non gettare e a rendersi eleganti indossando una cosa che potrebbe essere al macero. E’ una borsa, una lampada, un cappello degli abitanti dell’isola che non c’è. Perché quell’isola, lo sappiamo, esiste davvero. E nemmeno il più bravo astronauta potrà mai portarcela via.
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